Tag Archives: sopravvivere

Sepolture, 2012

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Non comprendo più
—-bene
cos’è l’anima
la confondo

con—-le emozioni impalpabili
sorgono e crescono certe
vanno
certe restano——vapori che si

—–allargano
e scompaiono

le vedi chiare un attimo e
poi non più
—–è passata

il ricordo un ingoio e un

respiro forse nella notte.

.

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Il peso del tempo, 2011

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Sento il peso
del tempo, duro
l’appoggio alle tue braccia
era soave, incerto
data la mia tara
avrei voluto sottrarmi
.
lasciare lo spazio da conto
tenerti serbato, da parte
non consumato, girarmi
altrove, aprirmi verso un’altra valle
distesa la fronte
nessuna ruga fra noi
.
Agosto 2011
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Milano come un treno, Dicembre 2011

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Milano è come un treno
mi attraversa
sincera nel gesto discreta
nasconde bellezza
un diario non letto
un set non ancora sveglio
freddo la mattina
mi solletica piano
stringe i cordoni
sempre più vicina, dentro
un ventre aperto.
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Scadenze, Ottobre 2011

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***
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Tutti quei fili bianchi a terra
persi dal mucchio, che raccolgo
inchinandomi mio malgrado
sovrappensiero
avvolgo, tengo stretti,
come vorrei essere io.

Invece furtivamente li getto nella grata dello scarico
perché non si spiegano le tue azioni, la tua assenza.

Il vicino vede le lacrime che
mi affondano gli occhi

e mi chiede se
il suo cane ha abbaiato,
mentre lui faceva il bagno.
Attonita rispondo e mi narra
le deiezioni degli altri,
la mancanza di rispetto
degli esseri umani.

Il suo fiato asciuga le lacrime
per un attimo
le mie dita cessano
il raggomitolare nervoso.
Ripiego il bucato
con un mezzo sorriso lascio il sole,
rientrando in casa.
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***
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Guardo quei due,
là, in fondo al molo,
che leggeri fan volare
un aquilone.
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.Scadenze, Ottobre 2011

Ottantanove piani

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*

Ottantanove piani non fanno un concerto,
ma una tragedia silenziosa.
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In tre salgono controsenso verso
una manciata di condannati, la porta bloccata. Un buco
un pugno passa il muro, due visi
appoggiati a una parete
si ascoltano respirare. L’ultimo del piano
racconta, l’incendio infuria contro il cielo, e loro
.
trecento metri per raggiungere terra, duemila scalini
lenti e calmi contro il terrore. Quanti pensieri
silenziosi, prepotenti tra un passo e l’altro, lacrime implose,
fuori cenere, brandelli e corpi
varcavano l’aria, scomposti tetri fuochi d’artificio,
causa del silenzio più abbagliante. Il terrore,
mi hanno raccontato, è bianco.
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Twin Towers

Imputami il peccato di voler sopravvivere — 02/2011

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*

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Amerei essere nei tuoi occhi stasera
stretta
amerei tenerti nel mio sorriso
ampio
dolcezza mi accarezza scivola
come al risveglio
si adagia lentamente nella luce
fuori
allungandosi ed indugiando nel calore
dentro
ti vorrei
come una risata
lunga
nella rete.

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**

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I solchi delle pieghe del letto
sulla mia pelle ti sorprendono,
liquida la credevi,
non rena,
pronta a ricevere l’impronta,
tenera.

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***

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La notte sospende
e su un filo
teso sul silenzio
si scrivono,
a passi lenti e decisi
-una danza,
i pensieri.

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****

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Con te vorrei ci fosse un’amicizia
di baci e carezze,
dolcissima
di sguardi e sorrisi,
senza pensieri di possesso o di tradimenti.
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Da te vorrei ammirazione
e supporto, uno sguardo
che sia come tenerci la mano.

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Key lock church Andora

“Seduta finché in piedi.”

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“Seduta finché in piedi.”

Concludo così la conversazione con il controllore del treno 1535 diretto da Milano Centrale a Imperia Porto Maurizio. Tempo di percorrenza previsto ore 4.10. Sabato 3 Settembre, ore 9.10. Ridiamo, la frase ha un che di assurdo, di sconclusionato, ma le condizioni di viaggio non sono da meno.
In questo momento sono anche l’unica ad avere una piccola fonte di luce, lo schermo del mio computer. Dentro le gallerie si piomba nel buio totale, cadono i giornali e i libri dalle mani dei viaggiatori sorpresi, delusi e si rompe il silenzio. Borbottano, si lamentano sottovoce, mi chiedo perché, piuttosto, non intoniamo un canto rivoluzionario ad alta voce. Prigionieri di un sistema che serve vittime, che pagano per servizi non offerti, per essere sviliti. Lo so la mia faccia al buio con questa lucina blu avrà un che di spettrale mentre gli altri cinque passeggeri nello scompartimento mi guarderanno con invidia. Con i loro occhi, puntati su di me, nel buio, parlo anche in loro vece. Questa galleria sembra infinita.
Succede che il primo sabato del mese di settembre Trenitalia proponga un treno con una sola carrozza di prima classe, rispetto alle solite due. Non che viaggiare in prima sia una scelta snob. Le altre carrozze sono tutte piene quindi resta solo la possibilità di comprare il biglietto in prima. Con un’esplicita dicitura al posto dei numeri posto e carrozza: Posto a sedere non garantito. Ossia paghi un biglietto di prima classe e stai in piedi in un corridoio che non ha neppure quei piccoli sedili a ribalta. Credo non ci resti che ringraziarli che i bagni non siano ancora a gettone. Un paio di giorni fa ho dovuto percorrere quattro vagoni per accedere a un bagno funzionante, per assistere al meraviglioso fenomeno da museo della scienza e della fisica, dell’acqua di scarico che saliva verso l’alto piuttosto che scendere verso il basso. Il che non solo mi ha donato una nuova esperienza e soggetto di conversazione da aperitivo con amici dallo stomaco forte ma mi ha anche chiarito le idee sul perché le persone che tornavano dal bagno quel giorno avevano sempre uno strano odore. Mi ero chiesta: Ma cosa fanno questi nei bagni, ci cadono dentro? No, é lo scarico che sale a loro. Un‘esperienza sbalorditiva, unica.
Conclusa questa parentesi, visto che non ho nessuna intenzione di attraversare, al buio, un corridoio stipato di valige e persone già stanche, per visitare i bagni del 1535 del 3 settembre, torno allo stupore mattutino. Di quando, in anticipo di un’ora, ho percorso la banchina su e giù per capire il numero discontinuo delle carrozze. Dopo la prima carrozza sulla quale compariva un numero stampato su carta: 1, si passava a vagoni di seconda ma che cominciavano con il 4, per poi passare al 2 poi al 3 ed infine al 5. Non solo mi era toccato pagare 8 euro in più, dovevo continuare a districarmi tra numeri a sorpresa. Finché il bigliettaio che si aggirava tra i vagoni per raggiungere la carrozza 8, in testa al treno (ma la più lontana di tutte) eremo sicuro dalle ire dei passeggeri, specifica che: se sul biglietto appare la data e l’orario non serve la vidimazione alle macchinette frequentemente lampeggianti e senza inchiostro. Lo taggo e chiedo conferma. Delucidazioni sui biglietti emessi oggi: Fintanto che non arriva chi ha prenotato io resto seduta qui finché non sarò costretta a stare in piedi? Sì, e ride, finché può. Trenitalia, sorgente di filosofia profonda.
Intanto nel corridoio buio si aggira una cinese con una provvidenziale torcia determinata a raggiungere uno dei bagni a sorpresa.

Imputami il peccato di voler sopravvivere — 02/2011

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***

Autostrada la notte.

I tuoi baci già mi accasciano.

Faticavo a rientrare

rotte familiari affrontate con esasperata lentezza.

Dolcezze velocemente assorbite.

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Ferma in autostrada

a lato corsia

ricordando,

al suono del freno d’emergenza

impeti di dolcezza,

con le tue mani appoggiate,

rimaste sopra,

impronte

su carne docile.

.

Saliva morbido il tuo sapore

sul mio corpo

riparto

in movimento

spero di lasciarti indietro

in questo cielo

di vertigine.

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***
Attendo-

Non conosco nulla oggi-

esploro ma senza connessione.

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Attendo e spingo nel fondo delle tasche,

poco profonde,

la paura.

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Non so cosa vivi

cosa pensi, se mi pensi, cosa farai.

Non so cosa penso, cosa farò, cosa voglio,

se mi vivo.

.

Vorrei averti, vorrei lasciarti indietro.

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Attendo

come un suono nelle orecchie

lontano

unghie che graffiano un vetro

che cercano scalfendo

un’entrata al futuro.

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Non temono di rompersi.

Io un pò temo.

Attendo.

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Arianteo Cinema all'aperto in una notte di pioggia. Luglio 2011.

Imputami il peccato di voler sopravvivere — 02/2011

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***

E’ quasi il giorno in cui queste parole
saranno per te come per un altro,
trafitta
immobile davanti ad uno schermo,
le tue parole per un’altra
bruciano.

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***

Inutile,
in questo momento non sei altro.
Assente,
non amico, non amante,
eppure pretendi,
d’occuparlo un posto.
Vacante.

.

***
Tu andato
immagine sfuocata
come l’occhio coperto di lacrime
ti ha visto l’ultima volta
tremulo
più delle mie labbra
troppo lontane
dalle mie mani
serrate.

.

***
Siamo porto uno per l’altro

partenze ed arrivi

carichi clandestini notturni

scarichi silenziosi bisbigliati

rapidi a volte

lenti ed attenti altre.

siamo frementi a momenti

siamo restii

siamo banchine

costruite perchè il mare vi lambisca contro

bacio dopo bacio.

.

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Imputami il peccato di voler sopravvivere — 12/2010

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***

Il tuo desiderio scivola
creando itinerari
d’acqua
in me.
.

***

Cerco impronte
sulla mia carne
cedevole,
inutilmente.
Lascio perdere
e mi spettino
per uscire..

.

***

Mi immergo
dentro te
per evadere.
.

***

Mischio alla polvere la luce
che si libra consistente.
Vago, io stremata e senza luogo per dormire,
attendo, inutile,
dissuasa.
Nessuna intromissione.
La mia notte non si sporge oltre
il giorno tarda.
Nel frattempo
mi stempero.
.

***

Neghiamo di
navigare il mare delle possibilità
vorremmo occhi
persi oltre l’orizzonte
senza allontanarci dal porto
vorremmo sogni
senza risvegli
notti senza fine a coprire i nostri desideri
vorremmo l’isola
senza intromissioni
senza.

.

***

Isola, isola-ta, isola-mi, io-sola.

.

Imputami il peccato di voler sopravvivere — 11/2010

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***

Mi battezzavi meraviglia
destinazione luminosa

.
mi hai accarezzato i capelli
solo quello
per perderci.
.

Per intenderci
lì ci siamo inventati.

.

Scovati tra sguardi
e nebbie.

.

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***

Mi blocchi continuamente e mi parli,
mio cuore

.
di fermarmi in questo silenzio sospeso,
denso

.
il rumore dei miei passi lo disturba,
così mi muovo a tratti

.
presa tra la bellezza e il senso del dovere:
incontrare amiche addolorate,
supermercati, traffico, soldi che puzzano.

.
Cancellerei tutto
per star sola con te mio cuore,
che nessuno riesce ad amarci.

.

***

Ti accompagno alla macchina,
ti accompagno alla vita

.
ti accompagno
ti sarò compagno per una notte
o metà settimana;

.
mezza vita l’afferro,
e ti stringo a me.

.

***

Ti insinui
continuamente
nelle pieghe del mio giorno

.
con parole come dita vogliose
piccoli punti come labbra protese
dolci abbandonate

.
dettagli
come una vicinanza
necessaria per respirarsi

.

***

Nebbia che
come lacrime
vela la visione

.
la tenerezza sorge
da un sorriso
timido.

Imputami il peccato di voler sopravvivere — 10/2010

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***

Ancora li indosso
per sentirti addosso
per esserti dentro
per mantenere lo sguardo
lungo esitante
innamorato che cadeva
lento e non finiva
miele che non lascia il cucchiaio.

.

***

Ci ascoltavamo senza parlare.
La lentezza dello sguardo
dava alla nostra storia un ritmo
lento,
diluito.
Conoscevamo orizzonti
fuori dall’inquadratura.
Mettevamo a fuoco ogni cosa
e forse,
lì,
ci siamo spaventati.

.

***

Una riga,
dentro una volta c’eravamo noi.
Ceneri
negli angoli di una stanza buia.
La notte
attendo che mi si racconti l’amore.

.

.